A te, Maestro,

A te, Maestro,

A te, Maestro,

che non ho saputo amare. Non sei fatto, tu, per questa vita, non sei fatto per nessuna vita, come nemmeno io sono fatta. Siamo vivi per caso; morti, forse, ci ameremmo. 
Ti aspetto altrove, oltre tutti i muri, al di là di tutte le porte.
Lì ti aspetto dopo aver volato sulla città, nuda, a cavallo di una scopa, per sconfiggere i tuoi nemici e salvarti.
Non qui, non vivi, non mi è possibile farlo.
Ma in un’altra vita, ti amerei come vuoi, e tu sapresti accettare il mio amore, anche se è carezza fatta di rovo.
Ti scriverò ancora, Mattia, qui, finché la voce non si spegne.
Non le troverai mai, queste parole, e va bene così.

Margarita

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